Che cos'è l'ICE e come funziona
L'ICE è l'agenzia federale che applica le norme sull'immigrazione all'interno degli Stati Uniti. Cosa fa, com'è organizzata, perché è al centro della cronaca e in cosa differisce dal CBP.
L’ICE — Immigration and Customs Enforcement — è l’agenzia federale statunitense incaricata di applicare le norme sull’immigrazione all’interno del Paese. È diventata una delle parole più ricorrenti nelle cronache degli ultimi anni, perché è il braccio operativo della politica di enforcement dell’amministrazione.
Che cosa fa l’ICE
A differenza del CBP, che presidia le frontiere e i porti d’ingresso, l’ICE opera all’interno del territorio: individua, arresta, trattiene ed espelle le persone in posizione irregolare. La sua attività si articola in due rami principali:
- ERO (Enforcement and Removal Operations) — si occupa di arresti, detenzione ed espulsioni (removals). È il ramo al centro delle notizie su retate e deportazioni.
- HSI (Homeland Security Investigations) — il ramo investigativo, competente su reati transnazionali, traffici, frodi documentali e altro.
Perché se ne parla così tanto
Nel corso del 2025 l’ICE è stata potenziata in modo deciso: secondo quanto riportato dalla stampa, il personale è stato portato da circa 10.000 a 22.000 unità, con un forte aumento di budget e nuovi poteri operativi. Le operazioni si sono intensificate in numerose città, diventando il simbolo della stretta migratoria. Attorno a eventi di grande richiamo — come i grandi tornei sportivi internazionali ospitati negli USA — si sono moltiplicati gli appelli a sospendere temporaneamente le operazioni.
Detenzione e numeri
L’espansione non ha riguardato solo il personale. Una parte consistente delle risorse stanziate dalla legge di bilancio del 2025 è andata alla capacità detentiva: i posti disponibili nei centri di trattenimento sono stati ampliati in misura senza precedenti, con programmi di spesa nell’ordine delle decine di miliardi di dollari e un obiettivo dichiarato di oltre 90.000 posti.
Sui risultati dell’attività di allontanamento le cifre vanno lette con attenzione, perché le fonti contano cose diverse: nell’anno fiscale 2025 — che va da ottobre 2024 a settembre 2025, e comprende quindi anche gli ultimi mesi dell’amministrazione precedente — l’ICE ha dichiarato circa 442.000 allontanamenti complessivi, di cui all’incirca 330.000 espulsioni formali e 110.000 partenze volontarie. Sono numeri che non includono l’attività del CBP alla frontiera. Il tema è approfondito nella pagina su deportazioni ed espulsioni.
Cosa significa per chi viaggia o vuole emigrare
Per il turista italiano in regola — con ESTA o visto valido — l’attività dell’ICE non cambia le regole d’ingresso, che restano competenza del CBP alla frontiera. L’enforcement interno riguarda chi si trova negli Stati Uniti senza un titolo valido. Resta comunque essenziale, per chiunque risieda negli USA, mantenere il proprio status in regola e rispettarne le condizioni.
I limiti posti dai tribunali
L’attività di enforcement non si svolge in un vuoto giuridico: diverse pratiche sono state contestate in giudizio e alcune sono state fermate. L’esempio più netto riguarda gli allontanamenti verso Paesi terzi, cioè diversi da quello d’origine della persona: il 25 febbraio 2026 il giudice federale Brian Murphy, del tribunale distrettuale del Massachusetts, li ha dichiarati illegittimi in assenza di un preavviso effettivo e della possibilità concreta di contestarli.
È un promemoria utile per leggere le notizie: fra l’annuncio di una misura e la sua applicazione stabile passano spesso mesi di contenzioso, e non tutto ciò che viene annunciato resta in vigore.
Per il quadro più ampio delle politiche in cui si inserisce l’azione dell’ICE, vedi le politiche migratorie dell’amministrazione Trump.