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Tempi I-130 per il coniuge: 21,5 mesi di attesa e come sbloccare la pratica

Quanto si aspetta oggi per la petizione I-130 presentata per il coniuge di un cittadino americano, perché l’attesa è così lunga, che cosa non serve a niente e in quali casi una causa federale può obbligare USCIS a decidere.

Sposare un cittadino americano è, sulla carta, la strada più diretta verso la green card. Il coniuge americano presenta la petizione I-130 e da lì parte tutto il resto. Il problema non è l’ammissibilità: è il tempo. Oggi la petizione I-130 per il coniuge di un cittadino americano viene indicata da USCIS intorno ai 21,5 mesi, e quella è solo la prima delle tre fasi.

Quanto si aspetta davvero

Il dato di 21,5 mesi si riferisce esclusivamente alla fase USCIS, cioè all’approvazione della petizione. Dopo l’approvazione la pratica passa al National Visa Center e poi al consolato per il colloquio, se il coniuge straniero si trova all’estero; se invece si trova legittimamente negli Stati Uniti, si procede con l’adjustment of status. In entrambi i casi si aggiungono altri mesi.

Una precisazione utile per interpretare i numeri: da fine 2023 USCIS non pubblica più i tempi dell’I-130 centro per centro, ma li aggrega sotto Service Center Operations. Il vecchio riflesso di guardare quale centro ha ricevuto la pratica non serve più a prevedere nulla.

Attenzione anche a non confondere due categorie molto diverse. Il coniuge di un cittadino americano è un immediate relative: non esiste una quota annuale, quindi il visto è disponibile subito e l’unico ostacolo è la burocrazia. Il coniuge di un semplice residente permanente ricade invece nella categoria F2A, soggetta a quote e a tempi ulteriori.

Perché pesa su una coppia appena sposata

Quasi due anni di attesa su una petizione che nessuno contesta hanno conseguenze concrete, e sono le stesse che si ripetono in quasi tutte le pratiche di questo tipo.

  • La coppia resta divisa, oppure convive negli Stati Uniti con uno dei due in una condizione precaria.
  • Chi aspetta all’estero non può programmare un trasferimento: né dimissioni, né disdetta di un affitto, né iscrizione dei figli a scuola.
  • Il coniuge straniero che si trova negli Stati Uniti può ritrovarsi senza autorizzazione al lavoro per lunghi periodi.
  • Gestire la distanza con visti turistici è possibile ma delicato: l’intenzione di trasferirsi e l’ingresso come turista sono due cose che i funzionari di frontiera valutano con attenzione.

Va detto con onestà: l’attesa, da sola, non è illegale. Diventa un problema giuridico quando supera in modo evidente i tempi che l’amministrazione stessa dichiara e l’agenzia non sa spiegare perché.

Cosa non accelera la pratica

Prima di pensare a un avvocato conviene sapere che cosa, nella pratica, non produce risultati.

  • Il service request a USCIS: nella maggior parte dei casi restituisce una risposta standard che ripete che la pratica è nei tempi normali.
  • L’interessamento di un parlamentare: un congressional inquiry ottiene una risposta più rapida, ma quasi mai una decisione.
  • L’Ombudsman del CIS: può segnalare, non può ordinare.
  • Ripresentare la petizione: fa perdere la data di deposito senza far guadagnare nulla.

Quando si passa al tribunale federale

Quando i canali amministrativi si esauriscono resta un rimedio giudiziario. Negli Stati Uniti si chiama writ of mandamus: un’azione davanti alla corte distrettuale federale che chiede al giudice di ordinare all’amministrazione di decidere una pratica lasciata ferma senza motivo.

Il punto da capire, e che spesso viene frainteso, è quale sia esattamente l’oggetto della causa. Il giudice non stabilisce se la petizione vada approvata: quella valutazione resta a USCIS. Il giudice può ordinare che una decisione venga presa. La distinzione è netta e regge tutto l’impianto: il merito della decisione è discrezionale, l’obbligo di arrivare a una decisione non lo è.

Le basi normative sono il Mandamus Act (28 U.S.C. § 1361) e l’Administrative Procedure Act, che impone alle agenzie federali di concludere le pratiche «entro un termine ragionevole» (5 U.S.C. § 555(b)) e consente al giudice di imporre l’azione amministrativa illegittimamente negata o irragionevolmente ritardata (5 U.S.C. § 706(1)). Per stabilire se un ritardo sia irragionevole i tribunali applicano una serie di criteri elaborati dalla giurisprudenza, noti come TRAC factors, che pesano fra l’altro la durata rispetto ai tempi dichiarati dall’agenzia, la presenza di un termine fissato dal Congresso e la gravità del pregiudizio subito.

Nella pratica queste cause si chiudono spesso senza arrivare a sentenza: una volta notificato l’atto, l’ufficio interessato tende ad adjudicare la pratica. È un rimedio serio, però, non una scorciatoia: va valutato caso per caso, e presentarlo troppo presto è il modo più semplice per perderlo.

Cosa serve prima di muoversi

Chi valuta questa strada dovrebbe avere sotto mano alcune cose molto concrete: la ricevuta di deposito con la data esatta e il numero di pratica, il tempo dichiarato da USCIS per la propria categoria, la cronologia di ogni sollecito già fatto e delle risposte ricevute, ed elementi che documentino il pregiudizio subito — un trasferimento saltato, un lavoro perso, una separazione familiare prolungata.

Il criterio pratico è semplice: non conta l’attesa in sé, conta di quanto la propria attesa superi quella che l’amministrazione stessa dichiara come normale.

Nota di trasparenza: questa guida è redatta da un avvocato statunitense di lingua italiana. Il collegamento in questa pagina rimanda al sito professionale dell’autore, dedicato al contenzioso federale per ritardi amministrativi. Le informazioni qui riportate hanno scopo divulgativo e non costituiscono consulenza legale.

Domande frequenti

Quanto dura oggi la petizione I-130 per il coniuge?
USCIS indica circa 21,5 mesi per il coniuge di un cittadino americano. È il tempo della sola fase USCIS: dopo si aggiungono il National Visa Center e il colloquio consolare, oppure l’adjustment of status se il coniuge è già negli Stati Uniti.
Un writ of mandamus fa approvare la green card?
No. Il giudice può ordinare che USCIS prenda una decisione, non che la decisione sia favorevole. Il merito resta all’amministrazione.
Dopo quanto tempo ha senso valutarlo?
Non esiste una soglia fissa per legge. Il riferimento pratico è il superamento chiaro del tempo dichiarato da USCIS per la propria categoria, unito a solleciti rimasti senza esito.
USCIS può ritorsioni contro chi fa causa?
La causa chiede soltanto una decisione entro tempi ragionevoli e non incide sui requisiti di merito della petizione, che restano quelli previsti dalla legge.
Vale anche per il coniuge di un residente permanente?
Il quadro giuridico è lo stesso, ma la situazione è diversa: la categoria F2A è soggetta a quote, quindi una parte dell’attesa dipende dalla disponibilità del visto e non da un ritardo dell’amministrazione.